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Oggi,
25 aprile 2008, si festeggia il 63° anniversario della Liberazione
dell'Italia dal fascismo e si ricorda la lotta di Resistenza Partigiana
durante la quale perirono, lottando per la libertà della nostra
Patria, molti ragazzi della nostra valle i cui nomi sono ricordati
nelle lapidi conservate all'interno di questa loggia. Il 25 aprile
è la data in cui è nata l'Italia Libera e Democratica dove si vive
in uno stato di diritto in cui tutti possono esprimere le
proprie idee e partecipare alla gestione delle istituzioni attraverso
libere elezioni. La resistenza fu un'azione corale del popolo Italiano
e coinvolse giovani che mossi da spirito di libertà lasciarono
le famiglie e combatterono sulle montagne e molte donne
che, a costo di grossi rischi, li aiutarono nella loro lotta all'interno
dei paesi. In ognuno di loro non vi era la voglia di protagonismo,
non volevano fare gli eroi a tutti i costi, semplicemente dovevano
fare qualcosa perché la tirannia e la malvagità rappresentate dai
fascisti e dai nazisti non prevalessero. La resistenza costò molti
morti. Fare memoria delle barbarie delle tirannie e delle guerre
che queste hanno inevitabilmente scatenato e ricordare chi ha dato
la vita per la libertà e per la democrazia vuol dire ribadire la
reazione delle coscienze alla sfida contro i valori e la dignità
dell'uomo, consapevoli che solo ribadendo i valori della democrazia,
della libertà e della pace potremo pensare per noi e per i nostri
figli un mondo migliore. Ma c'è ancora una altro valore importantissimo
che il 25 aprile ci consegna e cioè il valore della partecipazione
attiva alla vita sociale e politica del nostro paese. Purtroppo,
negli ultimi anni si è sempre più affermata l'idea che è meglio
delegare tutte le decisioni importanti sulla nostra vita ad altri,
magari perché parlano bene o perché offrono soluzioni miracolistiche
ai problemi che affliggono la nostra società. I risultati possono
essere disastrosi: potremo infatti rischiare di trovarci a vivere
in un mondo comodo, ma in cui siamo ospiti e non protagonisti. I
combattenti per la libertà che oggi ricordiamo non si sono girati
da un'altra parte e non hanno detto faranno gli altri, ma hanno
affrontato in prima persona i pericoli perché l'Italia fosse libera.
Oggi noi non dobbiamo mettere a repentaglio la nostra vita, ma sicuramente
dobbiamo sentire il dovere di impegnarci affinché la nostra patria
continui a rimanere un paese in cui vale la pena vivere, lasciando
in eredità ai nostri figli un mondo in cui prevalgano pace e solidarietà.
IL
SINDACO
Antonio
Carletto
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